Agricoltura: gli agricoltori hanno “reputazione” più alta

Gli agricoltori conquistano il terzo posto nei giudizi sulle professioni che suscitano maggiore fiducia tra gli italiani. L’impresa agricola e gli imprenditori del settore, con il 19,8% di gradimento, sono al terzo posto preceduti soltanto dalle forze dell’ordine (48% delle risposte) e dal volontariato (42,5%). Il dato emerge da una ricerca condotta dal Censis , secondo la quale nel corso degli anni è cambiata la percezione che gli italiani hanno dell’agricoltura e oggi il 78,9% dei cittadini dichiara di avere un’opinione altamente positiva sulla professione degli agricoltori. La ricerca sottolinea che l’agricoltura oggi ottiene pieno riconoscimento sociale per effetto della scelta strategica di mettere al centro della propria azione le aspettative dei consumatori, tenendo in conto del complesso delle implicazioni sociali, ambientali e di valori legate alla professione.

Per la Cia e l’Agia Basilicata, ad una settimana dall’iniziativa di Tricarico, la “rinascita” a tutto tondo del settore agricolo, oltreché a livello identitario, prende forma anche nella sua potenzialità di proporsi come forza propulsiva in grado di trainare l’economia italiana fuori dallo stallo della crisi e al tempo stesso di rappresentare una valida opportunità di futuro dei giovani.

“Il cambio di marcia è possibile – commenta Nicola Serio, presidente Cia Basilicata  – in quanto oggi più che in passato il territorio è diventato un luogo dove si consolidano multifunzionalità e multidimensionalità delle attività economiche, attraverso l’intreccio tra soggetti e processi sociali, culturali e produttivi dalle origini anche lontane.  Di qui prende spunto il progetto economico della CIA in Basilicata, attraverso la crescita dell’associazionismo. Puntiamo in sostanza a recuperare a valore la forza identitaria delle nostre comunità rurali che sono depositarie di cultura, storia, tradizioni, custodi di saperi, professionalità. Favorire lo sviluppo locale – continu – è la nostra missione”.

Le altre indicazioni del Censis: ai titolari delle aziende agricole importa la semplificazione degli adempimenti burocratici in capo alle aziende (49%); l’abbattimento del carico fiscale (22,8%); la tutela del Made in Italy (12,1%); il sostegno economico all’avvio dell’attività di impresa da parte dei giovani (8,3%); la promozione di accordi quadro e di filiera (4,5%) e il supporto all’innovazione e all’internazionalizzazione del settore (3,2%).

Il rispetto della natura e del paesaggio, il modello di nutrizione fondato sulla dieta mediterranea e sulla salute dei consumatori, l’inimitabile ed immenso patrimonio storico fin nei borghi più piccoli appartengono al cuore della identità italiana e costituiscono un importante vantaggio strategico nella competizione globale per l’intero sistema Paese.

Sempre più tutte le comunità, non solo italiane, devono presidiare con grande attenzione i propri equilibri attraverso filiere e reti “a maglie strette” in cui l’afflusso delle grandi derrate alimentari e la presenza dei grandi mercati sia integrato con produzioni (alimentari e non) coerenti con la vocazione, l’identità e la gestione organizzata del territorio, la possibilità di usufruire dei suoi paesaggi, della sua storia, delle sue acque, delle sue strade, delle sue attrazioni, delle sue energie.

Il processo di cambiamento richiede, tuttavia, che la società nel suo insieme riconosca il valore del carattere multifunzionale dell’agricoltura e della silvicoltura che, oltre ad assicurare la produzione di alimenti, svolga un ruolo cruciale nella produzione di beni di pubblica utilità, come l’affermazione e la salvaguardia della qualità dei paesaggi, il mantenimento della biodiversità, la stabilità del clima e la capacità di mitigare disastri naturali quali inondazioni, siccità e incendi.

Per i giovani che intendono lavorare in azienda, nei campi o in stalla – dice Rudy Marranchelli presidente Agia – l’indagine Censis equivale ad un’iniezione di fiducia e di ottimismo. Per troppo tempo siamo stati considerati i contadini poveri ultimi della classe. Invece come abbiamo dimostrato a Tricarico abbiamo competenze e professionalità in grado di innovare i sistemi di produzione e persino di far arrivare i nostri prodotti in mercati esteri. Se dunque iscriversi ad Agraria è trendy, imparare un mestiere legato alla terra una scommessa. Che sempre più giovani dimostrano di voler sostenere, attratti dalla possibilità di trasformarla in una seria e duratura opportunità di lavoro. Posto che alle tradizionali professioni – una ventina quelle «codificate», dall’agricoltore in senso lato, al fitoiatra, fino allo zoonomo – negli ultimi anni si stanno affiancando nuove attività altamente specialistiche. Che comunque dopo una formazione di base richiedono la frequenza di master, stage o scuole di specializzazione.

Fatto sta che l’agricoltura e la zootecnia, con tutte le sue declinazioni multifunzionali caldeggiate anche dalla Politica agricola comune, hanno aperto le porte a decine di nuove attività. Con almeno 5mila partite Iva negli ultimi tre anni, secondo le rilevazioni dell’Agia, l’associazione giovani agricoltori della Cia. Dall’architetto del verde, al consulente enogastronomico, dallo stilista ecosostenibile con fibre agricole, al professore di tartufo, l’elenco dei nuovi mestieri «green» si allunga quasi a vista d’occhio.

“Per riuscire a fare impresa oggi in ambito rurale -sottolinea Marranchelli- ci vuole una cultura imprenditoriale diversa, capace di assumersi dei rischi, di lavorare in rete, di cogliere le opportunità che oggi offrono il web e la dimensione del mercato internazionale. Il settore agricolo da sistema chiuso deve diventare sistema aperto sfruttando al massimo la caratteristica insita nell’attività agricola, ovvero la tensione allo sperimentare, all’innovazione. Lavorare in rete offre moltissimi stimoli in questo senso: la costituzione di Partenariati Europei per l’Innovazione, la formazione di Reti di impresa per cogliere nuovi fondi, la propensione all’internalizzazione esplorando mercati nuovi sono elementi fondamentali per la valorizzazione del settore agricolo locale oggi. Ai giovani imprenditori agricoli lucani l’opportunità di cogliere ora la sfida del Psr 2014-2020”.

 

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«L’ospedale di Villa d’Agri non sarà né chiuso né ridimensionato»

«L’ospedale di Villa d’Agri non sarà né chiuso né ridimensionato. Anzi sarà potenziato nel piano di riorganizzazione in atto». È il succo dell’intervento del presidente della Regione, Marcello Pittella, durante l’incontro tenutosi martedì sera nel centro sociale di Villa d’Agri. «Nessun depotenziamento – assicura il governatore – lavoriamo su più fronti compreso quello del personale, considerando sempre una priorità i servizi da garantire ai cittadini». Il tema ha sollevato perplessità e timori in tanti abitanti della valle. Con il nuovo assetto l’ospedale di Villa d’Agri è e dovrebbe rimanere un pronto soccorso attivo che vedrà crescere e potenziare le specificità che già lo contraddistinguono come, ad esempio, la chirurgia bariatrica, aumentare i livelli di sicurezza e definire percorsi clinico assistenziali completi ed integrati con il territorio. Più nel dettaglio ecco quali sono le innovazioni previste, a partire dal “Progetto donna” che in prospettiva dovrebbe portare al rafforzamento dell’attività della ginecologia che con la chiusura del Punto nascita ha subito un depauperamento. Poi un piano di assunzioni ad hoc per potenziare gli organici (da 8 a 10 unità in più), il 118 è già tornato dov’era, e presto entrerà in funzione anche la risonanza magnetica («già acquistata», ha sottolineato Pittella). Prima dell’incontro al centro sociale, il presidente ha visitato l’ospedale: «L’impressione per il lavoro fatto in sinergia da Asp e San Carlo è molto positiva», è stato il suo commento. Durante il sopralluogo, al quale hanno preso parte, tra gli altri, l’assessore alle Politiche per la persona, Flavia Franconi, i vertici della sanità lucana e del nosocomio valligiano, e il sindaco di Marsicovetere, Sergio Claudio Cantiani, è stata verificata anche la struttura destinata alla lungodegenza. «Molte cose sono andate avanti.

 

Ora abbiamo bisogno di capire i contenuti – ha spiegato Pittella –il cronoprogramma che provo a consegnare a me prima di tutto per senso di responsabilità, ai direttori generali e alla società di questo territorio, è che entro fine anno vorrei che si completasse tutto il percorso e si decidesse insieme con il sindaco e la comunità della Val d’Agri la destinazione anche del padiglione non dedicato alle acuzie ma al territorio. Dobbiamo capire se non si può fare riabilitazione per contingentamento quali altre forme di prestazione sanitaria avanzata possiamo mettere in campo. Ci sono delle idee allo studio, dobbiamo discuterle e concordarle». Soddisfatto il sindaco Cantiani: «Superate anche le difficoltà che riguardavano il concorso per i primari della chirurgia, della rianimazione e dell’anestesia. Ci sono gli elementi per stare tranquilli ma è chiaro che in prospettiva bisogna ancora lavorare. Le notizie che da giorni sono diffuse sulla Valutazione di impatto sanitario – conclude Cantiani – ci inducono a tenere sempre alta l’attenzione sulle condizioni di salute dei cittadini della valle e quindi a ribadire l’importanza dell’ospedale di Villa d’Agri». Poco soddisfatti sembrano, invece, i cittadini che prima di cantare vittoria preferiscono aspettare la fine dell’anno per vedere se gli impegni assunti saranno rispettati.

FONTE: PINO PERCIANTE – LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

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Ospedale di Villa d’Agri, Ass. Bene Comune, “più che un gioiellino vogliamo un presidio di salute”

Le nuove funzioni che si intendono attribuire all’ospedale di Villa d’Agri, per noi presidio di salute indispensabile non solo per la comunità della valle, devono viaggiare di pari passo con i servizi e le prestazioni essenziali a garantire il diritto alla salute di tutte le categorie sociali dai piccoli, alle donne, agli anziani. E’ il commento dell’Associazione Bene Comune Viggiano affidato al presidente Vittorio Prinzi.

I Progetti “Punto Donna” e di “rete territoriale” dei medici di famiglia come l’estensione della Valutazione di Impatto Sanitario sono sicuramente importanti ma – si aggiunge nella nota – deve prevalere un disegno di programmazione che faccia dimenticare le idee tutt’altro che positive sul presente e futuro della struttura circolate negli ultimi due anni con il piano di riordino degli ospedali. La popolazione valligiana, specie per il rischio salute rappresentato dall’attività petrolifera che continuamente ritorna alla cronaca – dice Vittorio Prinzi – non ha bisogno di un “piccolo gioiellino” della sanità, per dirla con le parole del Presidente Pittella (qui la sua intervista), quanto piuttosto della definizione di quei servizi che facciano dell’ospedale l’elemento di base per la sanità di prossimità. Quella sanità di cui parlano gli amministratori di Azienda Sanitaria e  San Carlo che significa cure a domicilio. Per questo non basta ripetere, sino alla noia,  che il presidio ospedaliero di Villa d’Agri non si chiuderà e che si lavora ad un programma di rafforzamento. Con questo non intendiamo sminuire i provvedimenti positivi che sono in fase di realizzazione tra i quali il piano di nuove assunzioni, il ritorno del 118 nella sua localizzazione originaria, l’attività del Consultorio per le donne.

Anche i tempi – continua il presidente dell’Associazione Bene Comune – hanno il loro peso e il primo banco di prova degli impegni assunti solennemente davanti ai cittadini sono l’entrata in funzione della risonanza magnetica e i lavori di ammodernamento del nuovo blocco centrale. Per recuperare la fiducia dei valligiani incrinata da troppe deviazioni di percorso nel corso degli anni rispetto agli obiettivi di salvaguardia e rilancio dell’ospedale non sono sufficienti il confronto-dialogo periodico e i sopralluoghi-visite all’interno della struttura ma un cronoprogramma che abbia tappe-scadenze di verifiche certe. E tra le lacune che è possibile riscontrare – dice ancora Prinzi – permane la scarsa chiarezza sul Centro di Medicina Ambientale per il quale non ci pare ci siano idee precise e all’altezza dell’emergenza determinata dall’impatto Cova-petrolio su salute, ambiente, territorio.

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Anziani e vaccini, al via campagna di informazione e sensibilizzazione

Al via in Basilicata la campagna di informazione, sensibilizzazione e comunicazione sulle vaccinazioni promossa da Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp. Si è svolta nella sede della Cgil Basilicata a Potenza la videoconferenza con Michele Conversano, presidente di Happy Angeing, l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo di cui le organizzazioni sindacali sono partner per la campagna di informazione per sensibilizzare le persone anziane sull’importanza delle vaccinazioni specifiche rivolte a questa fascia di età.

L’approvazione del Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 e l’inserimento nei Lea di tutti i vaccini contenuti nel calendario vaccinale dello stesso Piano, segnano sicuramente un importante risultato positivo per le politiche di prevenzione nel nostro Paese. Oltre alle vaccinazioni per cui sono già previsti da anni programmi nazionali di immunizzazione, il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 introduce nel calendario vaccinale e conseguentemente nei Lea anche altre vaccinazioni. Per le persone ultra65enni alla già prevista vaccinazione anti influenzale, si aggiungono la vaccinazione anti pneumococco e quella anti Herpes Zoster (fuoco di Sant’Antonio).

L’attenzione della campagna è rivolta principalmente ai nuovi vaccini previsti nei Lea per le persone anziane e sul diritto a vaccinarsi oltre al dovere di vaccinarsi. La salute è un diritto sancito dalla Costituzione e il diritto alla prevenzione è parte del più generale diritto alla salute. I vaccini sono uno strumento fondamentale di prevenzione ed è giusto quindi rivendicare anche il diritto ai vaccini. Per rendere effettivo questo diritto, serve una buona informazione ai cittadini ed è necessario l’impegno delle Regioni e delle aziende sanitarie a rendere disponibili i vaccini per le persone anziane.

Ogni anno, in Italia, sono migliaia i decessi per complicanze da influenza e per complicanze broncopolmonari di origine batterica, quasi tutti tra gli anziani. La polmonite è ancora la prima causa di morte per malattie infettive nei paesi occidentali ma tra gli anziani solo uno su tre sa che si può morire di polmonite. La mancata vaccinazione, inoltre, genera costi che gravano sul sistema sanitario, sui pazienti e sulla spesa sociale in generale: un recente studio condotto dall’Health technology assessment stima che il costo complessivo e l’impatto fiscale della mancata vaccinazione contro lo pneumococco, le polmoniti batteriche e l’herpes zoster e la conseguente malattia della popolazione attiva in Italia, ammonta a circa un miliardo di euro annuo.

L’invecchiamento progressivo della popolazione e le conseguenti modificazioni della struttura socio-demografica costituiscono nuove sfide per i sistemi di welfare e i sistemi sanitari europei che, se non gestite con lungimiranza e con interventi tempestivi e trasversali, ne compromettono la sostenibilità. La Commissione Europea ha individuato l’invecchiamento attivo e in salute quale traguardo comune a tutti i Paesi membri. Tra i diversi pilastri identificati dalla Commissione Europea per un invecchiamento attivo e in salute dei cittadini, i programmi di immunizzazione della popolazione adulta rivestono un ruolo di fondamentale importanza.

Alla luce di quanto emerso, le organizzazioni sindacali Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Basilicata chiederanno un incontro all’assessore regionale alla Salute Flavia Franconi per conoscere il piano di prevenzione vaccinale per la Regione Basilicata.

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Anziani e vaccini Al via campagna di informazione e sensibilizzazione

Anziani e vaccini
Al via campagna di informazione e sensibilizzazione

Chiesto un incontro all’assessore regionale alla Salute Franconi
per conoscere il piano di prevenzione vaccinale
della Regione Basilicata

Al via in Basilicata la campagna di informazione, sensibilizzazione e comunicazione sulle vaccinazioni promossa da Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp. Si è svolta nella sede della Cgil Basilicata a Potenza la videoconferenza con Michele Conversano, presidente di Happy Angeing, l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo di cui le organizzazioni sindacali sono partner per la campagna di informazione per sensibilizzare le persone anziane sull’importanza delle vaccinazioni specifiche rivolte a questa fascia di età.

L’approvazione del Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 e l’inserimento nei Lea di tutti i vaccini contenuti nel calendario vaccinale dello stesso Piano, segnano sicuramente un importante risultato positivo per le politiche di prevenzione nel nostro Paese. Oltre alle vaccinazioni per cui sono già previsti da anni programmi nazionali di immunizzazione, il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 introduce nel calendario vaccinale e conseguentemente nei Lea anche altre vaccinazioni. Per le persone ultra65enni alla già prevista vaccinazione anti influenzale, si aggiungono la vaccinazione anti pneumococco e quella anti Herpes Zoster (fuoco di Sant’Antonio).

L’attenzione della campagna è rivolta principalmente ai nuovi vaccini previsti nei Lea per le persone anziane e sul diritto a vaccinarsi oltre al dovere di vaccinarsi. La salute è un diritto sancito dalla Costituzione e il diritto alla prevenzione è parte del più generale diritto alla salute. I vaccini sono uno strumento fondamentale di prevenzione ed è giusto quindi rivendicare anche il diritto ai vaccini. Per rendere effettivo questo diritto, serve una buona informazione ai cittadini ed è necessario l’impegno delle Regioni e delle aziende sanitarie a rendere disponibili i vaccini per le persone anziane.

Ogni anno, in Italia, sono migliaia i decessi per complicanze da influenza e per complicanze broncopolmonari di origine batterica, quasi tutti tra gli anziani. La polmonite è ancora la prima causa di morte per malattie infettive nei paesi occidentali ma tra gli anziani solo uno su tre sa che si può morire di polmonite. La mancata vaccinazione, inoltre, genera costi che gravano sul sistema sanitario, sui pazienti e sulla spesa sociale in generale: un recente studio condotto dall’Health technology assessment stima che il costo complessivo e l’impatto fiscale della mancata vaccinazione contro lo pneumococco, le polmoniti batteriche e l’herpes zoster e la conseguente malattia della popolazione attiva in Italia, ammonta a circa un miliardo di euro annuo.

L’invecchiamento progressivo della popolazione e le conseguenti modificazioni della struttura socio-demografica costituiscono nuove sfide per i sistemi di welfare e i sistemi sanitari europei che, se non gestite con lungimiranza e con interventi tempestivi e trasversali, ne compromettono la sostenibilità. La Commissione Europea ha individuato l’invecchiamento attivo e in salute quale traguardo comune a tutti i Paesi membri. Tra i diversi pilastri identificati dalla Commissione Europea per un invecchiamento attivo e in salute dei cittadini, i programmi di immunizzazione della popolazione adulta rivestono un ruolo di fondamentale importanza.

Alla luce di quanto emerso, le organizzazioni sindacali Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Basilicata chiederanno un incontro all’assessore regionale alla Salute Flavia Franconi per conoscere il piano di prevenzione vaccinale per la Regione Basilicata.

Potenza, 17/10/2017

Fonte: http://www.cgilbasilicata.it/

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Fit, incontro a Potenza su nuovo percorso di formazione e reclutamento docenti

FIT Il nuovo percorso di formazione e reclutamento docenti, se ne discuterà a Potenza il 20 ottobre

La FLC CGIL di Potenza, in collaborazione con l’Associazione professionale Proteo Fare Sapere, organizza un seminario informativo rivolto a docenti e aspiranti docenti per illustrare il nuovo percorso relativo alla formazione iniziale e reclutamento FIT (D.Lgs. n.59/2017 e D.M. 10 agosto 2017). L’iniziativa si svolgerà venerdì 20 ottobre 2017, dalle 15.30 alle 18.30, presso l’Aula Magna del Liceo scientifico “Galileo Galilei” in via Anzio 20 a Potenza. Parteciperà Anna Fedeli, Segreteria nazionale FLC CGIL. In particolare si discuterà del sistema FIT a regime, di come verificare i titoli di studio di accesso al concorso, di come acquisire (o farsi riconoscere) i 24 CFU, del concorso riservato per gli abilitati e la graduatoria regionale di merito e del concorso riservato per i non abilitati con 3 anni di servizio.

Fonte: http://www.cgilbasilicata.it/

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Gambardella: “Zes occasione da non sprecare”

“La Cisl, pur valutando positivamente l’avvio del percorso istitutivo delle Zes, considera il quadro normativo ancora carente, in particolare sul capitolo degli sgravi e degli incentivi, nonché delle politiche di attrazione degli investimenti nelle aree interessate”. Così il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, a pochi giorni dall’incontro che si è tenuto mercoledì a Roma tra il ministro De Vincenti e una delegazione di Cgil Cisl Uil e Confindustria per approfondire il dossier Zes. “Nel corso del tavolo di confronto con il governo – osserva il segretario della Cisl – si è convenuto sulla necessità di prestare attenzione su alcuni punti qualificanti del piano, come favorire la collaborazione tra regioni e i differenti livelli istituzionali nazionali e locali, coinvolgere i comuni nei processi di definizione delle Zes e raccordare i piani di sviluppo delle medesime con altri strumenti di programmazione come i fondi europei e i patti per lo sviluppo”. Per quanto riguarda gli aspetti legati al lavoro, “è emersa l’esigenza di una verifica della qualità e quantità del lavoro, soprattutto nel settore della logistica e nell’ambito degli appalti e dei subappalti operanti nelle aree, nonché dello sviluppo nelle aree Zes di politiche attive del lavoro e della formazione continua mirate, anche attraverso il rafforzamento del canale dell’istruzione tecnica superiore”.

Per Gambardella “il modello da prendere in riferimento in Europa è quello della Polonia dove le Zes sono state introdotte a metà degli anni ‘90 e successivamente prorogate all’atto dell’ingresso nell’Ue con un apposito accordo. In Polonia sono attive oltre venti Zes supportate da un articolato sistema normativo che prevede incentivi di natura fiscale e doganale. Tutto questo nel disegno del governo nazionale non esiste e le Zes appaiono piuttosto il completamento del riassetto del sistema portuale meridionale, quasi un indennizzo di natura politica ai poteri locali per l’accorpamento delle autorità portuali. Al momento dunque – continua il segretario lucano della Cisl – si ragiona solo di geografia perché manca una visione di sistema in grado di incardinare la Zes dentro una più generale strategia di sviluppo locale e soprattutto manca il quadro normativo e nella fattispecie fiscale che dovrebbe riempire di sostanza il dibattito intorno alle Zes e offrire al territorio lucano un beneficio tangibile in termini di nuova occupazione e nuovi investimenti produttivi, nonché di interventi per il potenziamento e l’ammodernamento del sistema infrastrutturale interno. Il rischio – conclude Gambardella – è di ritrovarci alla fine del dibattito con una scatola vuota dalla dubbia utilità per la nostra regione e finalizzata unicamente a sostenere il riordino e il rilancio del sistema portuale pugliese”.

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Fonte: http://www.cislbasilicata.it/

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Osservatorio per l’imprenditorialità femminile: “in aumento le donne d’impresa”

Le donne d’impresa sono due volte giovani, per data di avvio dell’attività e per incidenza di imprenditrici under 35. Infatti, 4 imprese femminili su 10 sono state create dal 2010 ad oggi (tra gli uomini, solo 3 su 10 hanno meno di 7 anni).  In Basilicata sono 15.956 (26,71%).Inoltre, le 162mila attività guidate da imprenditrici under 35 sono più del 12% del totale delle aziende a trazione femminile (1.325.438), mentre, tra gli uomini, sono l’8,5%.

Sono alcuni degli spunti che emergono dalla lettura dei dati sulle imprese femminili al 30 giugno 2017, elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere-InfoCamere.

Ma quali strumenti dare alle “capitane” di impresa per reggere il complesso di problemi di gestione dell’azienda (da noi per la stragrande maggioranza ditte individuali o di famiglia) e di mercato?

E’ intorno a questo obiettivo che si svolge martedì 17 la Giornata Formativa Marketing emozionale 2017 che Terziario Donna e Confcommercio Imprese Italia Potenza, con il supporto di Academy Confcommercio nazionale, hanno promosso a Potenza (sede Confcommercio). Un’iniziativa innovativa che prevede un incontro d’aula fortemente interattivo con dinamiche di gruppo, casi studio ed esercitazioni che prendono spunto dalla realtà quotidiana dei partecipanti.

“Fare neuromarketing non vuol dire che i vecchi approcci di marketing e comunicazione non siano più validi e vadano accantonati. Questa disciplina si pone semmai come uno strumento aggiuntivo in grado di testare e affinare l’efficacia delle strategie su tutti i canali. Permette di raccogliere dati, intercettare e coinvolgere le sfere più profonde ed emozionali degli esseri umani”, afferma Luca Florentino, CEO di Ottosunove e uno dei massimi esperti che parteciperà alla Giornata di Potenza. “L’approccio di neuromarketing è un valore aggiunto che ci permette di comprendere in che modo il cervello reagisce agli stimoli. Differenziarsi e farsi ricordare in un mercato complesso, sempre più online, saturo di informazioni e input sensoriali è un’impresa non banale. I brand devono scavare più a fondo per instaurare una relazione con il proprio pubblico, coinvolgerlo emotivamente, offrigli prodotti e servizi che soddisfino veramente i suoi desideri inespressi. Per ottenere questi risultati è fondamentale la conoscenza dei meccanismi cerebrali che guidano le scelte dei consumatori. I progressi raggiunti negli ultimi anni dalle neuroscienze e dalle scienze cognitive forniscono un grande supporto al marketing. Questi campi di studio permettono di analizzare in modo più profondo i comportamenti e le emozioni degli individui, consentendo di costruire una strategia di relazione e di comunicazione con i clienti più efficace e user friendly.

 “Il mio impegno – dice Incoronata Lucia, Terziario Donna-Confcommercio Potenza – sarà massimo, per favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile del Terziario nella nostra Regione. Un obiettivo che vogliamo perseguire attraverso iniziative formative, di sensibilizzazione ed informazione, ma anche con progettualità specifiche rivolte alle PMI “rosa” della nostra regione e creare così nuove opportunità occupazionali”.

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Fonte: http://www.gazzettadellavaldagri.it/category/ls/

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Testo dell'intervento di Angelo Summa – #14ottobrer

In questa bella giornata di partecipazione e lotta unitaria CGIL, CISL e UIL parlano al paese, ai cittadini, ai più deboli, e parlano con le parole dei diritti, della giustizia e della democrazia.
La vertenza per le pensioni e il lavoro per i giovani, la riforma degli ammortizzatori sociali, la modifica della legge fornero è la più importante battaglia unitaria che stiamo conducendo.
E’ doveroso che il governo trovi le risorse necessarie a rendere più flessibile ed equo un sistema che oggi è invece percepito dalle lavoratrici e dai lavoratori come iniquo ed insopportabile.
Noi vogliamo completare la seconda fase del confronto sulla previdenza, perché bisogna tutelare i giovani, costruendo sin da ora pensioni dignitose; le donne, su cui spesso gravano i lavori di cura; i pensionati e i lavoratori che svolgono lavori gravosi.
Il confronto chiuso lo scorso anno con il verbale di sintesi del 28 settembre, pur non esaurendo i temi della nostra piattaforma, ha permesso di aprire spiragli nel sistema della legge Fornero, introducendo alcuni importanti correttivi : pensione anticipata per i lavoratori precoci, ape sociale, cumulo contributivo gratuito, semplificazione della normativa per i lavori usuranti, estensione della quattordicesima e della no tax area per i pensionati.

La cd. fase due ha invece avuto un avvio incerto. Le posizioni rischiano di distanziarsi in modo evidente, a partire dal fatto che la quantità di risorse che il Governo vuole destinare nel Documento di economia e finanza è assolutamente insufficiente per intervenire sulle questioni più scottanti.

Il tema alla base delle nostre rivendicazioni è il lavoro, ed è un tema che assume più facce: dalla sanità (12 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché non hanno i soldi per farlo) alle pensioni, dall’occupazione ai giovani.
I numeri ci dicono che questo paese ha bisogno di politiche per il lavoro, per i giovani. Finora però si è agito solo in due modi: con la decontribuzione e abbassando i diritti.

Tante risorse su decontribuzione e bonus hanno creato solo lavoro precario, a termine. Bisogna invece rafforzare e sostenere gli investimenti , pubblici e privati, e gli strumenti di politica attiva e passiva di governo del mercato del lavoro, ad iniziare dalla proroga degli ammortizzatori sociali.

Occorre poi dare una prospettiva previdenziale ai giovani, che per noi significa parlare del futuro e della tenuta sociale del nostro paese, significa essere all’altezza della nostra responsabilità, quella di consegnare ai giovani una speranza e la certezza di poter vivere in un paese che mantiene saldi i suoi valori solidaristici su cui ha costruito un welfare pubblico e universale.

C’è bisogno di una ripresa degli investimenti pubblici, in particolare su scuola, università e ricerca.
In questi anni abbiamo assistito all’arretramento dello Stato dai principali servizi ai cittadini, a un processo incessante di riduzione della spesa pubblica. Clamoroso è il caso della sanità.
Il Governo conferma ancora per quest’anno un definanziamento della sanità pubblica, con una riduzione percentuale sul PIL pari al 6,3 per cento nel 2020, anziché un investimento per garantire il diritto alla salute e alle cure.
Se continuiamo a ridurre la funzione dello Stato nell’erogazione dei servizi ci sarà un paese più ingiusto e più disuguale.

Chiediamo che si dia corso alla riapertura della stagione contrattuale : sono milioni i lavoratori che da anni non hanno avuto una risposta neanche sotto il profilo salariale.
Fa specie ascoltare in questi giorni il richiamo del governatore della banca centrale Draghi sulla necessità di un’adeguata ripresa dei salari e delle retribuzioni senza la quale non ci può essere ripresa per questo paese.

Dopo otto anni di blocco della dinamica salariale nel pubblico impiego, noi rivendichiamo il rispetto di quanto previsto, cioè gli 85 euro d’incremento dei minimi tabellari.

A essere interessati ai rinnovi del mondo pubblico sono oltre tre milioni di lavoratori, una parte importante – anche numericamente – del paese.

Ecco perché intendiamo riportare il lavoro e le sue funzioni al centro della vita della pubblica amministrazione. C’è la necessità di un forte investimento non solo di risorse finanziarie, ma anche di politiche innovative da parte del governo per rilanciare i servizi pubblici come volano di sviluppo di questo paese.

Serve una riforma vera che parta dalla separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale, per evitare che si continui a considerare spesa pensionistica quello che è assistenza e che deve essere sostenuta dalla fiscalità collettiva.

Bisogna smetterla di dire che non ci sono le risorse necessarie che, invece, possono essere recuperate da 120 miliardi di evasione, 60 miliardi di corruzione e 27 miliardi di pizzo e usura.

Al tempo stesso la nostra azione unitaria deve svilupparsi a livello locale per rimettere al centro dell’agenda politico-istituzionale i temi del lavoro.
Da tempo unitariamente ci siamo chiesti come inquadrare in un piano generale le tante criticità aperte nella nostra regione, con l’ambizione di riaprire un confronto con il governo regionale, guardando alle strategie politiche di sviluppo.
Abbiamo assistito in questi ultimi anni a un confronto ancorato solo all’emergenzialità, privo di una programmazione di lungo periodo.
Programmare non significa stare nelle logiche del consenso e dei condizionamenti elettorali. Ma avere uno sguardo lungo.
La nostra proposta unitaria ha l’ambizione di affrontare quelli che sono le grandi tematiche della nostra regione che meritano una programmazione di lungo periodo, a partire dalla sanità e dal welfare, rispetto ai quali la riforma del SSR recentemente varata ed Piano Socio Sanitario la cui approvazione è in itinere, non hanno delineato uno scenario in grado di superare lo storico deficit di integrazione socio-sanitaria.
La sfida legata a Matera Capitale della Cultura 2019 è ancora una partita tutta da giocare rispetto alla estemporaneità degli interventi messi in campo. Nulla che sia in grado di delineare un modello di sviluppo strutturale che sia fortemente interconnesso all’economia della cultura.
E tra le criticità e contraddizioni più forti che vive la nostra regione, certamente c’è il petrolio.
Sono mesi che chiediamo un incontro e soprattutto che si apra il confronto a livello nazionale.
Abbiamo bisogno di capire , dopo lo sversamento di 400 tonnellate di petrolio, qual è il livello di compromissione ambientale, quali siano i livelli di sicurezza garantiti agli abitanti della val d’Agri in relazione ai processi estrattivi, tanto più dopo le risultanze della VIS.
I fatti che si sono susseguiti nella Val d’Agri meriterebbero un’assunzione di responsabilità che porti la discussione su un tavolo nazionale.

E’ necessario fare un punto zero con l’Eni; se nei prossimi anni si vuole continuare a fare attività estrattiva questa può essere fatta solo a due condizioni: che l’Eni si impegni in un piano di investimenti per uscire dall’attività estrattiva e dall’uso delle fonti fossili tracciando la strada verso la transizione energetica in Basilicata e che faccia, da subito, un grande investimento tecnologico, dal momento che gli impianti hanno già dato prova della loro inadeguatezza.

Si tratta di tematiche che non possono essere affrontate solo nelle conferenze stampa e con annunci estemporanei di possibili chiusure. Si continua ad evitare il confronto, il tavolo della trasparenza non si convoca da tempo.
Abbiamo bisogno di costruire con i sindaci e con l’intera comunità della Val d’agri e della Basilicata un punto comune, per affrontare il tema nella sua complessità e interezza per dare una risposta e per aprire una stagione di programmazione che possa assicurare un futuro di sviluppo sostenibile a questa regione .
L’unità dei lavoratori è la nostra forza e l’unità sindacale sarà il nostro agire oggi e anche domani per ridare un futuro a questo paese e renderlo più giusto, più solidale e meno frantumato e diseguale.

Fonte: http://www.cgilbasilicata.it/

Leggi l’articolo originale: Testo dell'intervento di Angelo Summa – #14ottobrer

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Cannabis: per uno studio canadese fumarla rende violenti. Sfatato un mito o ricerca parziale?

Uno studio canadese pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Psychiatry avrebbe sfatato il mito secondo cui consumare marijuana servirebbe a rilassare mente e corpo. Secondo la ricerca scientifica condotta da diversi istituti con sede a Montreal, sulle proprietà della cannabis, fumare potrebbe addirittura influenzare negativamente la personalità di un individuo. Ed anche ancor più della cocaina o dell’alcol. Varie equipe di ricercatori del paese nordamericano hanno osservato il comportamento di 1.136 individui tra uomini e donne, in cura presso le cliniche psichiatriche di Pittsburgh, Missouri e Massachusetts, e monitorato i loro progressi nell’arco di 12 mesi dalle dimissioni. Secondo i risultai, i pazienti che facevano uso regolare di marijuana erano circa 2.5 volte più propensi ad avere un atteggiamento violento e aggressivo rispetto a coloro che invece non assumevano la sostanza psicoattiva. Il team, capitanato dal dottor Jules R Dugre, parla di un elevato «rischio clinico legato ad atti di violenza con gravi implicazioni sociali», ed incita il personale medico a prestare una maggiore attenzione ai fumatori che ricevono un trattamento per disturbi della salute mentale.

Kathy Gyngell, del Centre for Policy Studies, Regno Unito, ha accolto la ricerca e lancia un appello ai Governi. «Dove sono le campagne pubbliche sanitarie sui rischi della cannabis? Se i ministri avessero un po’ di buon senso saprebbero che non possiamo permetterci di far fronte a questa crisi in ambito sanitario e della sicurezza pubblica», ha dichiarato la Gyngell. «Queste ricerche devono convincere il Governo a rivisitare la loro politica sanitaria al fine di offrire una maggiore protezione della popolazione dagli individui potenzialmente violenti». Ovviamente, si tratta di uno studio basato su dati parziali, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che tuttavia pone alcuni interrogativi sulla necessità di approfondire anche nel Nostro Paese le conseguenze comportamentali del consumo basate su dati oggettivi anche per dare ulteriori contributi scientifici al dibattito sulla legalizzazione.

Giovanni D’Agata

L’articolo Cannabis: per uno studio canadese fumarla rende violenti. Sfatato un mito o ricerca parziale? sembra essere il primo su La Gazzetta della Val d'Agri.

Fonte: http://www.gazzettadellavaldagri.it/category/ls/

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